The story of Le targhe delle alluvioni in via San Remigio · 3 min · Italiano

Le targhe delle alluvioni in via San Remigio — 4 novembre 1333 e 4 novembre 1966, l'acqua alla stessa altezza

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The story

Benvenuti in via San Remigio. Fermatevi per un momento e lasciate che l’atmosfera di questo vicolo stretto, a pochi passi da Palazzo Vecchio e dalla Basilica di Santa Croce, vi avvolga. Siete in uno degli angoli più autentici e antichi di Firenze, dove le pietre sembrano ancora trasudare la storia di una città che ha sempre vissuto in un rapporto di amore e terrore con il suo fiume, l'Arno.

Ora, vi chiedo di alzare lo sguardo verso la parete dell’edificio all'angolo con via de' Neri. Vedrete due targhe di marmo, poste una sopra l’altra. Non sono semplici decorazioni, ma cicatrici indelebili.

Se guardate bene, noterete una coincidenza che ha dell'incredibile, quasi del soprannaturale. Entrambe le targhe segnano il livello raggiunto dalle acque durante le due alluvioni più devastanti della storia fiorentina. E la data è la stessa: il 4 novembre.

La targa più antica, con caratteri gotici ormai consumati dal tempo, ci riporta al 1333. Immaginate la Firenze medievale, una città in piena espansione, brulicante di mercanti e artigiani. Quell'anno, dopo giorni di piogge torrenziali, l'Arno ruppe gli argini con una violenza inaudita.

I cronisti dell'epoca, come Giovanni Villani, raccontarono di come il fiume travolse i ponti e sommerse le chiese. In questo preciso punto dove vi trovate ora, l'acqua raggiunse un'altezza vertiginosa, oltre i sei metri. Guardate dove si trova quella targa: se foste stati qui allora, sareste stati completamente sommersi.

Passano i secoli, la città cambia, ma il destino sembra ripetersi con una precisione crudele. Esattamente 633 anni dopo, il 4 novembre 1966, l'Arno tornò a reclamare le strade di Firenze. La seconda targa, quella più moderna, segna quasi esattamente lo stesso livello.

È un'immagine che toglie il fiato. In quel tragico venerdì mattina, via San Remigio divenne un canale di fango, olio e detriti. L’acqua salì così rapidamente che molti abitanti rimasero intrappolati nei piani superiori, osservando impotenti la furia marrone che trascinava via mobili, auto e ricordi.

Queste due lapidi ci parlano di una coincidenza temporale che ha segnato l'anima dei fiorentini. Il 4 novembre è diventata una data di attesa e di memoria. Ma ci parlano anche di resilienza.

Qui, tra queste mura, sono passati i cosiddetti Angeli del Fango, giovani arrivati da tutto il mondo per salvare i tesori d'arte e i libri antichi della città. Mentre continuate la vostra passeggiata, guardate ancora una volta quelle targhe lassù. Sono il promemoria silenzioso della forza della natura e della fragilità della bellezza, ma anche del legame indissolubile che unisce i fiorentini di oggi a quelli del Trecento, tutti testimoni della stessa acqua, nello stesso identico posto.

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