The story
Benvenuti in uno degli angoli più segreti e carichi di mistero del sestiere di Castello. Allontanatevi per un momento dal rumore dei flussi turistici che affollano la vicina Riva degli Schiavoni e lasciatevi avvolgere dal silenzio di queste calli, dove la storia di Venezia non è scritta solo nel marmo dei grandi palazzi, ma anche nelle umili pietre che calpestate. Ci troviamo all’ingresso del Sotoportego de la Corte Nova.
Prima di procedere oltre, fermatevi un istante e abbassate lo sguardo. Osservate bene il pavimento proprio all'inizio del passaggio, dove l'ombra della volta incontra la luce del sole. Tra i classici masegni di trachite grigia che pavimentano l'intera città, noterete un unico, piccolo rettangolo di colore diverso: una pietra rossa, liscia e consunta dal tempo, incastonata proprio sulla soglia.
Questa pietra non è un semplice vezzo architettonico, ma il fulcro di una leggenda che i veneziani si tramandano da secoli. Correva l’anno 1630. Venezia era stretta nella morsa della Grande Peste, un flagello spaventoso che avrebbe ucciso un terzo della popolazione cittadina, portando morte in ogni sestiere e in ogni calle.
Si dice che in questa corte vivesse una donna di nome Giovanna, una popolana rimasta sola a pregare mentre i carri dei monatti portavano via i corpi dei suoi vicini. Una notte, proprio qui sotto il portico, Giovanna ebbe una visione terrificante: vide la Peste in persona, una figura scura, nebbiosa e mostruosa, pronta a varcare la soglia della corte per sterminare gli ultimi abitanti rimasti. Ma la fede di Giovanna fu più forte della paura.
La donna espose un'immagine sacra della Madonna, affiancata dai santi protettori contro le epidemie, San Rocco e San Sebastiano. Il miracolo avvenne in un istante: la personificazione della Peste, colpita dalla luce dell'immagine sacra, perse la sua forza distruttrice e svanì nel nulla, lasciando dietro di sé una scia che macchiò per sempre il pavimento. Da quel giorno, si racconta che nessun abitante della Corte Nova sia più morto di peste.
Quel rettangolo di marmo rosso segna il punto esatto dove il contagio si fermò, diventando una sorta di confine sacro tra la vita e la morte. Se alzate lo sguardo verso le pareti interne del sotoportego, vedrete quattro grandi dipinti ex-voto che illustrano il miracolo, ricordando a chiunque passi la protezione ricevuta dal quartiere. Ma attenzione, ascoltate bene il consiglio dei veneziani doc: non calpestate mai la pietra rossa.
La tradizione popolare avverte che farlo porti una sfortuna terribile, quasi come se toccandola si risvegliasse il male antico rimasto intrappolato lì sotto. Aggiratela con rispetto, magari dedicando un pensiero alla tenacia di questa città che è sempre riuscita a risorgere dalle sue sventure più nere. Continuate ora il vostro cammino verso l'interno della corte, lasciandovi alle spalle l'ombra della peste e godendovi la pace di questo rifugio senza tempo, protetto da un piccolo, potente frammento di colore.