The story of La congiura dei Pazzi e gli impiccati del · 3 min · Italiano

La congiura dei Pazzi e gli impiccati del Bargello — lo schizzo di Leonardo del cadavere di Bernardo Bandini

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Se sollevate lo sguardo verso queste pietre scure e severe, potete quasi sentire il peso dei secoli che grava sul Museo Nazionale del Bargello. Oggi questo edificio è un tempio della bellezza, custode dei capolavori di Donatello e Michelangelo, ma per lungo tempo è stato il cuore pulsante e spietato della giustizia fiorentina. Era qui che venivano rinchiusi i condannati, ed era qui, o poco distante alle finestre del Palazzo della Signoria, che i traditori della città trovavano una fine pubblica e atroce.

Immaginate di tornare indietro nel tempo, al 29 dicembre del 1479. L’aria è gelida. Una piccola folla è radunata per assistere all'ultimo atto di una tragedia iniziata un anno e mezzo prima.

Si tratta della fine della Congiura dei Pazzi, il fallito colpo di stato che mirava a eliminare i Medici. Il 26 aprile del 1478, sotto la cupola del Duomo, Giuliano de' Medici era caduto sotto diciannove colpi di pugnale, mentre il fratello Lorenzo, il Magnifico, era riuscito a rifugiarsi in sagrestia, ferito ma vivo. L'uomo che dondola appeso a una corda davanti al Bargello in questo freddo pomeriggio di dicembre si chiama Bernardo Bandini Baroncelli.

Fu lui a sferrare il primo colpo mortale a Giuliano. Dopo l'omicidio era fuggito fino a Costantinopoli, sperando di far perdere le proprie tracce tra i mercati d’Oriente, ma la lunga mano di Lorenzo lo aveva raggiunto. Estradato dal Sultano, era tornato a Firenze solo per morire.

Tra la folla dei curiosi e dei vendicatori, c'è un uomo che osserva la scena con occhi diversi. Non cerca vendetta, ma conoscenza. È un giovane artista di circa ventisette anni: si chiama Leonardo da Vinci.

Mentre la folla urla, Leonardo estrae un piccolo taccuino. Con una freddezza quasi clinica, inizia a disegnare il corpo del Bandini che penzola nel vuoto. Il suo schizzo, oggi conservato in Francia, è un documento agghiacciante e magnetico.

Leonardo non si limita a ritrarre il volto rigido del morto; con la sua calligrafia speculare, annota meticolosamente i dettagli dell'abbigliamento del giustiziato: un berretto color tané, un farsetto di raso nero, una tunica foderata di gola di volpe e calze nere. Osserva come la gravità agisce sulle membra, come i piedi puntano verso il basso, come la corda stringe il collo. In quel disegno non c’è giudizio morale, solo l’insaziabile curiosità di un genio che voleva capire come è fatto il mondo, anche nella sua brutale fine.

Camminando oggi lungo queste mura, ricordate che il Rinascimento non è stato solo marmo bianco e poesia, ma anche sangue, intrighi e la precisione chirurgica di un uomo che, davanti a un cadavere, vide una lezione di anatomia e di storia. Qui, dove oggi ammiriamo la perfezione dell'arte, un tempo si consumava la spietata cronaca di una città che non perdonava.

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