The story
Benvenuti in uno degli angoli più silenziosi e carichi di storia di Bologna. Vi trovate in Piazza San Domenico, un luogo che si distacca dal trambusto delle torri medievali per offrirvi una prospettiva diversa sulla città "Dotta". Prima di entrare, guardatevi intorno.
La piazza è pavimentata con i ciottoli di fiume originali e ospita due curiose strutture sospese: sono le arche di Rolandino de’ Passaggeri ed Egidio Foscherari. Questi illustri giuristi riposano qui, sospesi tra terra e cielo, a testimoniare il legame indissolubile tra la chiesa e l’Università di Bologna. Ora, volgete lo sguardo alla facciata della Basilica.
È austera, in mattoni cotti, fedele allo spirito di povertà dell’Ordine dei Predicatori fondato da San Domenico di Guzmán. Ma non lasciatevi ingannare dalla semplicità esterna: varchiamo la soglia, perché dentro è custodito un tesoro che racconta secoli di arte italiana. Camminate lungo la navata e dirigetevi verso la sesta cappella a destra.
Qui si trova l’Arca di San Domenico, un monumento che è quasi un riassunto della storia della scultura. È qui che riposa il Santo, morto a Bologna nel 1221. Osservate i dettagli del sarcofago: sono opera di Nicola Pisano e dei suoi allievi.
Ma se guardate con attenzione le statuine che lo decorano, ne noterete tre che spiccano per vigore e tensione muscolare. Sono l’angelo reggicandela di sinistra, San Procolo e San Petronio che regge il modello della città. Sono opere di un giovanissimo Michelangelo Buonarroti, giunto qui poco più che ventenne per sfuggire ai tumulti di Firenze.
Pensate che la forza che vedrete anni dopo nel David ha mosso i primi passi proprio qui, in queste piccole figure di marmo. Proseguite ora verso il coro, dietro l’altare maggiore. Fermatevi ad ammirare gli stalli in legno intarsiato di Fra’ Damiano da Bergamo.
Nel Cinquecento, quest'opera era considerata l'ottava meraviglia del mondo. Le scene bibliche sembrano quasi dipinte, grazie a un uso magistrale dei diversi colori naturali del legno. Si racconta che persino l’Imperatore Carlo Quinto rimase così sbalordito da voler verificare personalmente che non ci fosse trucco dietro quelle prospettive perfette.
In questa Basilica non camminate solo tra i capolavori, ma nell'anima di Bologna. San Domenico scelse questa città come sua ultima casa perché la considerava il terreno più fertile per il sapere. Mentre camminate sotto queste volte, sentite l'eco dei dibattiti teologici e del silenzio della preghiera che per ottocento anni hanno permeato queste mura.
Prendetevi un momento per sedervi e lasciarvi avvolgere dalla luce che filtra dalle vetrate. Questo non è solo un museo, è un libro di pietra dove ogni capitolo parla di bellezza e ricerca della verità. Quando sarete pronti, uscite di nuovo nel sole della piazza, portando con voi il ricordo di un angelo di marmo che da secoli veglia sul riposo di un Santo.