The story
Benvenuti nel cuore di uno degli spazi più affascinanti e contraddittori di Torino. Ufficialmente questa è Piazza Carlo Emanuele II, ma per ogni torinese che si rispetti, vi trovate semplicemente in Piazza Carlina. Fermatevi un istante al centro di questo grande rettangolo e lasciate che l’atmosfera vi avvolga.
Sentite il respiro della storia sabauda, ma restate in ascolto: questa piazza ha molti segreti da sussurrare. Il nome "Carlina" è già un indizio del carattere del luogo. Si dice che i torinesi, con il loro tipico spirito ironico, chiamarono la piazza così per schernire i modi un po' troppo raffinati e giudicati poco virili del duca Carlo Emanuele II.
Un vezzeggiativo che è sopravvissuto a secoli di editti ufficiali. Guardate l’imponente monumento che domina lo spazio: è dedicato a Camillo Benso, Conte di Cavour. Lo vedete lassù, solenne, mentre porge un rotolo di carta a un’Italia orgogliosa che gli porge una corona d'alloro.
È l’immagine del potere, della diplomazia e del Risorgimento. Eppure, proprio sotto i piedi del grande statista, la piazza nasconde una memoria più cupa. Durante l'occupazione francese di fine Settecento, questo salotto elegante divenne il teatro della morte.
Era qui che veniva montata la ghigliottina. Immaginate il silenzio spettrale della folla che si accalcava per assistere alle esecuzioni, all’ombra dei palazzi nobiliari. La "Carlina" era il luogo dove la legge di Napoleone si abbatteva inesorabile.
È un contrasto fortissimo: la bellezza armoniosa delle facciate contro il ferro freddo del boia. Volgete ora lo sguardo verso la Chiesa di Santa Croce, con la sua cupola elegante che sembra sorvegliare l'angolo della piazza. Fu progettata dal genio di Filippo Juvarra, l’architetto dei re, anche se i lavori procedettero a rilento per decenni.
E osservate i palazzi che circondano lo spazio: qui, nel XVII secolo, venne istituito il Ghetto Vecchio. Le finestre alte e strette e i cortili interni raccontano storie di una comunità chiusa ma vibrante, che ha segnato profondamente l'identità commerciale e culturale della città. C’è però un’altra anima che abita questi portoni.
Al civico 12, visse per anni Antonio Gramsci. Immaginate il giovane intellettuale sardo che, in una modesta soffitta, scriveva le pagine che avrebbero cambiato il pensiero politico italiano, guardando proprio questa piazza. Torino è così: un incrocio tra l’aristocrazia dei Savoia e il fervore del pensiero operaio.
Oggi Piazza Carlina è un luogo di ritrovo sereno, pieno di caffè e vita sociale. Ma mentre camminate sul pavé, ricordate che state calpestando una terra che ha visto regnanti, rivoluzionari, mercanti e condannati. Ogni pietra qui ha una doppia faccia: il fasto e la polvere, la gloria e il patibolo.
Godetevi la luce che accarezza i palazzi color ocra e lasciate che Piazza Carlina vi sveli, lentamente, la sua bellezza malinconica e fiera.